Venerdì 16 gennaio presso il Centro Interparrocchiale Oratorio Sant’Alessandro di Melzo si è tenuta la serata inaugurale di Melzo Incontra la Scienza, la settimana dedicata all’indagine scientifica che si inserisce nel contesto più ampio della manifestazione educativo-culturale Melzo Incontra e che si svolge in coincidenza della settimana dell’educazione promossa dall’Arcidiocesi di Milano.
L’incontro serale dal titolo “Oltre l’apparenza delle cose” è stato preceduto da un aperitivo a tema scientifico a cura della fondazione Tuendelee, per poi entrare nel vivo con l’introduzione di Elide Arrigoni, dottoressa in statistica, e Simone Assanelli, dottorato in biotecnologie e professore di scienze. I due moderatori hanno presentato il tema portante di questa edizione: “Cosa muove davvero la ricerca scientifica?”.
La serata è stata introdotta dalle note del musicista, astronomo e fisico William Herschel, interpretate dal Maestro Maurizio Mancino, a testimonianza del fatto che ciò che muove la ricerca scientifica è lo stesso desiderio di verità, di bellezza e di bontà che genera l’espressione musicale, artistica e le altre manifestazioni della creatività e dell’ingegno dell’uomo.
È poi intervenuto don Marco Bove, Vicario Episcopale di Zona VI, che ha rilanciato la riflessione con una domanda fondamentale: “Cosa muove davvero il ricercatore?”, sottolineando come la scienza sia un’opera profondamente umana, fatta di uomini e donne mossi da responsabilità.
Successivamente è arrivato il turno dell’ospite della serata, la professoressa Ornella Parolini, professoressa presso la facoltà di Medicina dell’ Università cattolica del Sacro Cuore di Roma e direttore scientifico dell’IRCCS Fondazione Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo (FG).
Attraverso un racconto personale e appassionato, la professoressa ha mostrato come la sua esperienza di ricerca sia intrecciata alla sua vita:
“Man mano che scoprivo qualcosa di più negli esperimenti - ha raccontato - era come se scoprissi qualcosa in più di me stessa. Il modo in cui cercavo in laboratorio era come se cercassi me stessa”.
Ha poi sottolineato come la presenza degli altri è necessaria nel cammino del ricercatore, infatti, “il progresso scientifico non è opera di un singolo o di pochi, ma di molti, che con dedizione, aggiungono un tassello alla conoscenza”, la ricerca è una responsabilità per il bene comune.
Durante un vivace dialogo partecipato con il pubblico, in particolare dai più giovani (molto numerosi alla serata), Parolini ha illustrato le sue ricerche sull’utilizzo delle cellule staminali della placenta umana per fini terapeutici, un campo che le ha consentito di coniugare rigore scientifico e finalità etiche e umanitarie. “Elaborare strategie terapeutiche - ha spiegato la dottoressa - è ciò che mi muove a fare ricerca”.
Nel cuore del suo intervento, la professoressa ha individuato nel desiderio di conoscere la spinta essenziale della scienza: “La ricerca nasce dal desiderio di rispondere alle domande che ci poniamo. È un percorso fatto di attenzione, di fatica, e anche di errori. Ma gli errori, se chiamati con il loro vero nome possono essere delle possibilità”.
Infine, ha ricordato come allo sguardo del ricercatore non possa mancare lo stupore, quello stesso sentimento che nasce davanti al microscopio, di fronte alle cose inattese. “Ricercare - afferma la dottoressa per concludere - è collaborare con il progetto di Dio sul mondo, riconoscendo che la creazione custodisce ancora misteri da rivelare”.
La serata si è conclusa con la ripresa finale del professor Assanelli, il quale ha voluto riprendere alcuni termini utilizzati dalla dottoressa durante la conferenza: “Desiderio, passione, scelta, entusiasmo, meraviglia”. “Stasera siamo andati oltre l’apparenza delle cose - afferma il moderatore - è come se l’umanità del ricercatore e della ricercatrice fosse venuta fuori”. Allora, si domanda "dove porta questa umanità? Cosa muove il ricercatore? Un senso nella ricerca, nei dati scientifici e un senso di sé". Infine conclude, riprendendo le parole utilizzate in Ossi di Seppia da Eugenio Montale: “Tutte le immagini portano scritto più in là”.